Antonello Hank Trezza

2Parole sulla fotografia: Intervista al fotografo Antonello Hank Trezza

La fotografia è un mezzo di espressione potente. Usata adeguatamente è di grande utilità per il miglioramento e la comprensione. Usata male ha causato e causerà molti guai… Il fotografo ha la responsabilità del suo lavoro e degli effetti che ne derivano… La fotografia per me non è semplicemente un’occupazione. Portando la macchina fotografica io porto una fiaccola…

(W. Eugene Smith)

Inizia con questa descrizione della fotografia la prima delle interviste che saranno pubblicate sul nostro blog. Per iniziare questa nuova avventura abbiamo incontrato il fotografo Antonello Hank Trezza

L’abbiamo incontrato durante la pausa pranzo e le abbiamo rivolto qualche domanda per parlare di fotografia.

Ciao Antonello,  grazie mille innanzitutto per la tua disponibilità e per la tua pazienza. Partiamo dalla prima frase dell’aforisma: La fotografia è un mezzo di espressione potente. Cos’è per te la fotografia?

La fotografia è prima di tutto documentazione, testimonianza degli eventi. Ogni fotografia che è stata, che è e che sarà va intesa come documentazione di un dato evento. Che poi questo istante sia all’interno del racconto di una guerra o di un catalogo di moda o di un evento pubblico/privato, non ha alcuna importanza. Tutto è documentabile, tutto può essere raccontato. Il fotografo, per lo meno quello bravo, è capace di farlo con una sensibilità unica. Quindi per me la fotografia è soprattutto questo, Documento. E per mio personalissimo gusto, se questo documento ha un forte impatto estetico, meglio ancora.

Il fotografo ha a responsabilità del suo lavoro e degli effetti che ne derivano. Quali sono secondo te le responsabilità di un fotografo oggigiorno?

Antonello Hank Trezza
Antonello Hank Trezza

Ci ricolleghiamo al punto uno. Un fotografo ha prima di tutto il dovere di raccontare quello che osserva. Di tramandarlo. È il suo dono e, a volte, la sua croce. Alcune volte proprio non riesce a farne a meno, ma proprio grazie a questa tipologia di fotografi oggigiorno abbiamo fotografie che hanno segnato la Storia, per quanto spesso vengano etichettate eticamente scorrette. (opinione che ovviamente trovo particolarmente stupida)

Facebook, Instagram, gli smartphone dotati di tecnologie avanzate hanno cambiato totalmente la fotografia e il modo di approciarsi ad essa. Come vivi tu questo nuovo aspetto della fotografia?

Come in ogni cosa, c’è una doppia faccia della medaglia. I social e la tecnologia, progrediti di pari passo, hanno dato la possibilità un po’ a tutti di potersi esprimere tramite le immagini. Ogni giorno vengono prodotte un numero spaventoso di immagini ma questo non ha sempre a che fare con la fotografia. La fotografia è un’arte e in quanto tale solo chi ha la sensibilità artistica e la capacità tecnica può produrre una opera vera. Il resto è quasi sempre intrattenimento usa e getta. Ma questo trascende dall’essere un professionista in ambito fotografico o un semplice fotoamatore. Ci sono amatori che hanno un occhio e una sensibilità che certi finti fotografi affermati non avranno mai nella loro vita. E qui possiamo incappare nel rovescio della medaglia per quanto riguarda i social e gli smartphone. Un non professionista, bravo, con occhio e passione, anche se limitato al solo smartphone, può produrre immagini di buono o alto livello e tramite i social anche farsi conoscere e dare la possibilità a tutti noi di godere della sua arte. Alla fine tutto sta nell’allenare l’occhio e distinguere le immagini valide dalla copiosa spazzatura che ci viene propinata giorno dopo giorno.

Uno degli aspetti più romantici della fotografia è il rapporto con la stampa, il vedere il proprio lavoro su supporto cartaceo, che sia una foto singola o un album. Qual’è il tuo rapporto con questo processo? Ma cosa importante, se non fosse per i tuoi clienti, quanto stamperesti?

La stampa è e farà sempre parte del processo fotografico. Anche se non è vero che bisognerebbe stampare tutto. Non tutta la produzione di un fotografo merita di finire su un supporto cartaceo. Ma è da sempre così. I grandissimi nomi della fotografia mondiale del passato e del presente hanno sì archivi infiniti di negativi, ma neanche la metà di quello che hanno scattato è poi stato sviluppato. Anche qui, bisogna imparare l’arte della sottrazione e della sintesi. Se io scatto 20 pose a una modella e, diciamo che mi voglio reputare particolarmente fortunato quel giorno, produco 15 foto tecnicamente buone, non significa che io debba stampare tutte le 15 fotografie.

Dovrò fare una selezione di 3, massimo 4 scatti, che sintetizzino l’idea, il progetto, che avevo in mente all’inizio del mio shooting. Ma questo può riguardare anche gli aspetti della nostra vita privata. Se io fossi un genitore e avessi 1200 fotografie sul cellulare del mio bambino e avessi il timore di perderle (perché si sa che il digitale è qualcosa di etereo), non è detto che io debba stamparle tutte. Quando eravamo bambini, i nostri genitori non avevano album con diecimila fotografie.

Nella migliore delle ipotesi scattavano con una macchinetta fotografica e un rullino da 35 pose. E di quelle 35, solo Dio sapeva quante decenti ne uscivano, non essendo professionisti. E a conti fatti, chi è nato nel periodo dell’analogico non ha più di un centinaio di foto della propria infanzia. Adesso 100 immagini siamo capaci di scattarle in un solo pomeriggio. Quindi, ricapitolando, ci vuole sintesi per la stampa (come ci vorrebbe anche per la mera pubblicazione digitale), che sia di un servizio professionale o di un ricordo privato.

Ultima domanda.. prossimi progetti?

Uno solo non c’è. Sto portando avanti, oltre al lavoro, diversi progetti personali. Un progetto di streetphotography riguardante la solitudine delle persone nelle grandi città; un editoriale fashion sul rapporto donna/natura; Una serie di ritratti in cui spero di mostrare il dualismo tra la razionalità e la parte oscura e nascosta del nostro inconscio. Sto seguendo da vicino una irish rock band abbastanza famosa al sud con lo scopo di rilanciare la loro immagine. E infine continuerò a documentare la vita e la crescita della mia famiglia. Forse queste ultime sono le foto che un giorno saranno per me più preziose.

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