2Parole sulla fotografia: Intervista alla fotografa Fabiana Privitera

La fotografia è un mezzo di espressione potente. Usata adeguatamente è di grande utilità per il miglioramento e la comprensione. Usata male ha causato e causerà molti guai… Il fotografo ha la responsabilità del suo lavoro e degli effetti che ne derivano… La fotografia per me non è semplicemente un’occupazione. Portando la macchina fotografica io porto una fiaccola…

(W. Eugene Smith)

Questa settimana per la nostra rubrica 2Parole sulla fotografia, abbiamo incontrato la giovane e talentuosa fotografa partenopea Fabiana Privitera. E partendo sempre dal’aforisma di Eugene Smith, le abbiamo posto qualche domanda.Ne è venuta fuori una bella intervista.

Ciao Fabiana   grazie mille innanzitutto per la tua disponibilità e per la tua pazienza. Partiamo dalla prima frase dell’aforisma: La fotografia è un mezzo di espressione potente. Cos’è per te la fotografia?

Indubbiamente abbiamo a che fare con un mezzo potente, la cui forza più grande, ritengo sia insita nella capacità di fermare un istante per sempre. 
Oggi le possibilità creative della fotografia sono, senza esagerazione, infinite, ma nulla è paragonabile all’opportunità di poter rivivere un ricordo attraverso un’immagine. 


E’ sempre stato questo ad affascinarmi. 


Grazie ad una fotografia puoi essere un lettore universale e attraversare il tempo, semplicemente sfogliando un album. 


Ecco cosa tua madre aveva deciso di farti indossare quando eri piccolo, il tuo primo taglio di capelli, gli amici delle elementari, la tua prima fiamma, i compleanni con gli amici.  Improvvisamente realizzi che sei, oggi, una somma di tutte quelle persone racchiuse dentro quelle fotografie. 
Avere qualcosa di fisico, di reale da poter osservare ci consente di non dimenticare, perchè purtroppo la nostra mente ha un limite e non può contenere tutto. 

Quali sono secondo te le responsabilità di un fotografo oggigiorno?

Credo dipenda molto dal settore di ogni specifico fotografo.Per esempio chi si occupa di reportage, cerca di ritrarre la realtà senza alterazioni. In questo caso il fotografo ha un ruolo di vero e proprio archivista dei momenti, per cui la fedele rappresentazione di ciò che accade, è essenziale.


Chi invece si occupa di moda o di pubblicità, si interfaccia con l’esigenza di dover vendere un prodotto e, nella fotografia, cerca di renderlo perfetto. I modelli giocano un ruolo fondamentale, un contatto con il possibile cliente che deve desiderare quell’oggetto e comprarlo.Qui tocchiamo, secondo me, un tasto dolente, poichè spesso in post produzione si attuano modifiche fisiche che creano standard errati, per cui piuttosto che comprare solo il prodotto, si  aspira ad una vita come quella del modello in foto.

D’altronde chi non vorrebbe vestire bene, girare in un auto di lusso o avere degli addominali scolpiti, ma è fondamentale ricordare che si tratta di finzione, che quella fotografia non rappresenta la realtà.Poi vi è la fotografia creativa o artistica, se preferisci, ma ritengo che il primo termine sia più adatto.Come ti dicevo prima, il mondo del digitale e l’avanzamento dei software di post produzione, permettono infinite manipolazioni. L’unico limite alla creatività siamo noi.

Ogni mezzo è a nostra disposizione, per cui facilmente una fotografia può diventare un quadro ad olio, il cielo con un click diventa mare, possiamo aggiungere una doppia esposizione, grazie ad un cinemagraph possiamo creare un’immagine viva, ed ancora possiamo manipolare le polaroid prima che si sviluppino del tutto.Credo, quindi che l’aspetto più importante cui debba mirare ogni fotografo sia quello di suscitare emozioni,  sia che lo scatto rappresenti la realtà sia che si tratti di un’opera creativa.

Fabiana Privitera

Come vivi tu questo nuovo aspetto della fotografia? 

Sai c’è un libro di Roberto Cotroneo ” Lo sguardo rovesciato” che parla proprio di questo. Ti cito l’incipit, dove viene evidenziato che oggi miliardi di foto vengano postate e condivise sui social network, perchè tutti siamo fotografi più o meno consapevoli. Basta estrarre dalla tasca il cellulare ed ecco che possiamo scattare una fotografia senza grosse difficoltà, anche perchè attualmente tutte le aziende di telefoni investono proprio sul potenziarne le fotocamere.


Era inevitabile, quindi, che anche i social media, per essere maggiormente utilizzati, andassero in quella direzione.Noi degli anni 90′ venivamo da Messanger o ancora da Badoo, dove ci emozionavamo per i font personalizzati e animati, oppure per gli squilli in chat. 


Facebook ha rivoluzionato il modo di chattare ed anche come condividiamo la nostra vita privata. Prima potevamo rendere pubblico solo uno stato, una frase, perchè il numero di caratteri che potevamo inserire era limitato. Oggi condividiamo foto, video, posizioni, tag, dirette, partecipazioni a eventi, davvero di tutto.

Da qualche anno, tuttavia, il social network più utilizzato è diventato Instagram, proprio perchè li possiamo semplicemente condividere foto,( certo anche storie, dirette o video) senza perderci in post lunghi. 
Scegli una fotografia, applichi un filtro, scrivi gli hashtag adatti ed ecco che subito la tua foto riceve like e commenti. 


Siamo diventati cacciatori di follower e di approvazione, con tutti i pro e contro che ne derivano.Per noi fotografi certamente è molto comodo poter accedere e sistemare questa vetrina digitale con i nostri lavori, io stessa lo faccio sia su Facebook che Instagram.


Eppure è difficile che, oggi, un potenziale cliente si perda negli album della pagina facebook fotografica, che non è più ottimizzata per questo tipo di fruizione, al contrario di instagram, dove puoi comodamente fare zapping.Il contro è che sfogliando un album su Facebook, potevi anche capire la storia che c’era dietro un set, mentre ora su Instagram siamo portati a condividere singole foto da set diversi, per mostrare ai potenziali clienti, tutto ciò che possiamo o sappiamo fare. Chi ti guarda qui ha “fretta” e divora solo contenuti rapidi e incisivi.


Questo secondo me ha snaturato un po’ il nostro lavoro, poichè sembra più importante avere tanti follower che saper fare fotografie di qualità.

Qual’è il tuo rapporto con questo processo? Ma cosa importante, se non fosse per i tuoi clienti, quanto stamperesti?

Guarda ti confesso che sono davvero felicissima di aver potuto sviluppare e stampare in camera oscura, durante la mia formazione come fotografa. E’ un’infatuazione inevitabile, vedere i propri scatti prima in negativo e poi comparire sulla carta fotografica.Un romanticismo diverso accade con la stampa moderna, ma come fai a non emozionarti.

Fino a poco prima le tue fotografie erano su schermi dei più diversi dispositivi e con la stampa, puoi finamente avere qualcosa di fisco tra le mani e apprezzarne ogni particolare.


Citando nuovamente Roberto Cotroneo, oggi siamo tutti un po’ testardi e impigriti, forse, dalla comodità di avere un mezzo così leggero, per cui ecco che affidiamo vite intere di ricordi ai cellulari.Dimentichiamo che stiamo affidando le nostre fotografie ad una memoria a breve termine e che queste immagini si riescono a visualizzare al meglio solo nelle ridottissime dimensioni della cornice di uno smartphone.

Una volta incontrai una mamma in lacrime, che aveva perso ogni ricordo dei primi anni del figlio, poichè le era caduto il cellulare in acqua e non aveva mai fatto un backup dei dati.Ecco che allora stampare diventa importante, è una risorsa, una sicurezza in più che consente a tutti, non solo ai fotografi, di poter salvare i propri ricordi. 


Quindi, si, io stampo a prescindere dalle richieste dei miei clienti, anzi prima o poi riempirò una casa intera, ne cono certa, da un lato le stampe e dall’altro centinaia di hard disk. Insomma entrano loro ed esco io. 

Prossimi progetti?

Diventare una fotografa migliore di quella che ero ieri. 
Credo che la forza del nostro lavoro sia la possibilità di andare sempre avanti, di avere sempre qualcosa da imparare e di non essere mai arrivati.Sono una divoratrice seriale di conoscenza ed ora sto tirando un po’ le somme per incanalare quanto appreso in un progetto artistico. 


Sono ancora in fase di pianificazione e da buona napoletana, vuoi per superstizione o per altro, preferisco non anticipare nulla. 


Ti dico solo cercherò di coinvolgere  tante persone, che voglio fare qualcosa di assolutamente nuovo e che spero di potervi mostrare il prima possibile. 

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