2P GROUP - Antonio Mercadante

2Parole sulla fotografia. Intervista al fotografo Antonio Mercadante

La fotografia è un mezzo di espressione potente. Cos’è per te la fotografia?

Il concetto di Fotografia può essere qualcosa di molto personale, col tempo ho scoperto che tra i molteplici aspetti, quello che più mi colpiva, interessava, era la possibilità di raccontare, ancor più di descrivere mediante l’ utilizzo di una o più foto senza necessariamente utilizzare parole a contorno.

Una singola foto o un racconto fotografico può avere la forza e la capacità di comunicare senza parole e portare dentro di noi un messaggio, uno stato d’ animo, un’ emozione. Vivo la fotografia quotidianamente ed in qualche modo uso i miei lavori per raccontare e raccontarmi in una specie di personale diario fotografico.

Il fotografo ha a responsabilità del suo lavoro e degli effetti che ne derivano. Quali sono secondo te le responsabilità di un fotografo oggigiorno?

Antonio Mercadante – Fotografo

Oggigiorno, molto più del passato, la comunicazione in generale in tutte le sue forme, può essere piegata e manipolata per convincere, influenzare, affascinare un variegato pubblico di fruitori più o meno indifesi. La responsabilità di un fotografo oggi è quella di raccontare incondizionatamente il vero.

Una foto “Finta”, manipolata o usata inappropriatamente, può causare molti danni, molto più delle parole, grazie alla sua immediatezza e rapidità di diffusione. Una smentita, per iscritto anche se ben articolata, non avrà mai la forza di ristabilire gli equilibri.

Facebook, Instagram, gli smartphone dotati di tecnologie avanzate hanno cambiato totalmente la fotografia e il modo di approcciarsi ad essa. Come vivi tu questo nuovo aspetto della fotografia?

Salgado in una sua intervista sostenne che tra 20, 30 anni la fotografia come la conosciamo noi non esisterà più. C’è da dire però che i social e gli smartphone hanno una enorme potenzialità che va assolutamente sfruttata, sono il cambiamento, ignorarlo potrebbe essere molto rischioso.

Il fatto è che quelle che ogni giorno vediamo scorrere su di uno schermo o che scattiamo con il nostro smartphone sono sostanzialmente immagini, le fotografie per me sono altro, sono qualcosa di tangibile, fisico e sono altrove. Di questo me ne faccio una ragione e senza problemi uso diverse piattaforme e dispositivi.


Uno degli aspetti più romantici della fotografia è il rapporto con la stampa, il vedere il proprio lavoro su supporto cartaceo, che sia una foto singola o un album. Qual’è il tuo rapporto con questo processo? Ma cosa importante, se non fosse per i tuoi clienti, quanto stamperesti?

Per me la stampa è la fotografia, indipendentemente dai miei clienti io stampo. Questo significa che con non poca fatica, tutto quello che pubblico in rete, lo stampo. La stampa per me è la fase ultima di un processo creativo che inizia con lo scatto passa per l’ elaborazione e finisce con la carta o altro tipo di supporto fisico.


Prossimi progetti?

Faccio parte di  Cchiù ART un collettivo di artisti di discipline miste con cui ho condiviso e condivido numerosi progetti espositivi in un continuo divenire, oltre a questo, assieme ad un collega stiamo realizzando lavori di reportage a due mani, ma più di tutto continuerò a lavorare al mio diario fotografico. 

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