enzo santoro

2Parole sulla fotografia. Intervista a Enzo Santoro

La fotografia è un mezzo di espressione potente. Usata adeguatamente è di grande utilità per il miglioramento e la comprensione. Usata male ha causato e causerà molti guai… Il fotografo ha la responsabilità del suo lavoro e degli effetti che ne derivano… La fotografia per me non è semplicemente un’occupazione. Portando la macchina fotografica io porto una fiaccola…

(W. Eugene Smith)

Ciao Enzo, grazie mille innanzitutto per la tua disponibilità e per la tua pazienza. Partiamo dalla prima frase dell’aforisma: La fotografia è un mezzo di espressione potente. Cos’è per te la fotografia?

Ciao Giacomo, ringrazio te per l’opportunità concessa e la stima che nutri nei miei confronti. Mi chiedi cosa sia per me, la fotografia…
Per quanto mi riguarda, dopo tanti anni di sacrifici, notti trascorse a scattare foto in teatri, concerti, eventi moda, reportage, ma soprattutto dopo aver ingoiato dei brutti rospi da parte di alcuni uffici stampa che portano avanti una politica fatta di “fotografia di casta”, riesco ancora a dire che, per me, la fotografia è vita, è l’aria che respiro, è passione, voglia di trasmettere, brama di conoscere, ed eccitante curiosità.

E’ inoltre un potentissimo mezzo di comunicazione che mi permette di catturare emozioni, che riesce dopo tanti anni ancora ad emozionarmi, in special modo quando mi ritrovo a riprendere storie di vita di gente comune. Alla fine, chissà se nel profondo del mio cuore, la fotografia non sia per me, anche un timido tentativo di raggiungere… l’immortalità.

Enzo Santoro
Enzo Santoro

Il fotografo ha la responsabilità del suo lavoro e degli effetti che ne derivano. Quali sono secondo te le responsabilità di un fotografo oggigiorno?

E’ vero… la fotografia è un mezzo di espressione potente e può causar guai, se usato male. Per questo il fotografo ha la responsabilità del suo lavoro, e in special modo degli effetti che possono derivare dal suo operato. Attualmente viviamo in un mondo altamente tecnologico, dove le informazioni fluiscono alla velocità della luce, e grazie anche all’avvento della Rete, queste responsabilità si sono particolarmente accentuate. Infatti, se tanti anni fa, veniva pubblicato su un giornale un cattivo servizio fotografico, col passar del tempo, la gente era portata a dimenticare.

Oggi pubblicare in Rete un cattivo servizio, non solo permette allo stesso, di rimanere imperituro nel tempo, ma espone la persona al pubblico ludibrio, con le disastrose conseguenze che ne possono derivare. Il fotografo per un fatto di etica professionale, dovrebbe quindi, fare sempre un passo indietro quando capisce che il suo operato può rovinare una vita. Ma purtroppo non è sempre così.

Facebook, Instagram, gli smartphone dotati di tecnologie avanzate hanno cambiato totalmente la fotografia e il modo di approcciarsi ad essa. Come vivi tu questo nuovo aspetto della fotografia?

Non sempre, secondo il mio parere, il progresso viene visto come innovazione, anche perché genera “la morte” di un qualcosa che per un certo periodo di tempo ha albergato nei nostri cuori. Già da “vecchio fotografo” ho fatto fatica a digerire il passaggio dall’analogico al digitale, visto che ha favorito la nascita di tanti pseudo fotografi e forse, cambiato il senso della fotografia, passando dal “cogliere l’attimo” al “manipolarlo”.

Personalmente non amo i social e gli smartphone perché ti spingono a vivere troppi momenti di solitudine e virtualità, estraniandoti da quello che è, la vita vera. Certamente questi mezzi avranno il loro fascino, viste le grandi opportunità che ti possono offrire, ma hanno quasi distrutto il “mondo fotografico” in cui credevo, fatto di sudate competenze e seria professionalità. Vivo questa sorta di passaggio generazionale, se così mi è permesso definire, con difficoltà, perché hanno decretato uno stato di crisi profonda in alcuni settori fotografici, come ad esempio, la fotografia di scena.

E’ triste vedere tanti bravi professionisti cambiare lavoro. Tutto questo mi fa veramente male…

Uno degli aspetti più romantici della fotografia è il rapporto con la stampa, il vedere il proprio lavoro su supporto cartaceo, che sia una foto singola o un album. Qual è il tuo rapporto con questo processo? Ma cosa importante, se non fosse per i tuoi clienti, quanto stamperesti?

Ho sempre creduto che una bella foto meriti sempre di finire su supporto cartaceo, perché è il giusto premio ai nostri sforzi fotografici. Altrimenti che gusto c’è, se poi la si fa sparire nei meandri di qualche buio hard disk. Oggi è tutto particolarmente tecnologico, e per forza di cose, la gente è portata a rimanere i propri momenti di vita più belli, su cellulari ed altri supporti digitali.

Tutto questo, secondo il mio modo di vedere le cose, forse definito da alcuni, alquanto romantico… è sbagliato. Perché un giorno, quando ci accorgeremo di non avere una traccia visiva del nostro passato su un album, o su una foto, saremo invasi dalla netta sensazione di non aver vissuto. Per quanto concerne il secondo punto di domanda, penso sia del tutto scontato capire a questo punto, quanto stamperei…

Ultima domanda… prossimi progetti?

Non amo parlare dei miei progetti, forse per pura scaramanzia, anche perché non mi piace molto ipotizzare sul futuro. Potrei pubblicare un libro con le mie foto, fare delle mostre, oppure perché no, viaggiare per il mondo alla ricerca di nuovi stimoli. Chissà…


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